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Percorsi Informativi sulle Saline di Trapani e sulla Colombaia - Saline di Trapani e Paceco - Home Page
 
 
 
 
 
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RISERVA NATURALE ORIENTATA

Salina di Trapani e Paceco

Vista dall'alto della salina

Tra la seconda metà del XIX secolo e la prima metà del XX secolo buona parte delle aree umide del Trapanese vennero bonificate per rispondere a necessità di tipo sanitario e per la crescente richiesta di superfici da destinare alle attività agricole.
Nonostante tale profondi stravolgimenti e riduzione degli ambienti umidi, ben cinque riserve naturali tra quelle istituite nella provincia di Trapani ricadono proprio in corrispondenza di aree umide naturali. Tra di esse sicuramente enorme importanza strategica assume la riserva "Saline di Trapani e Paceco". Infatti, essa, rappresenta l'ultimo baluardo per gli uccelli migratori che stagionalmente migrano verso l'Africa attraversando il canale di Sicilia e la prima area umida da essi incontrata durante il viaggio di ritorno primaverile, consentendo agli uccelli di riprendere le forze dopo il lungo viaggio e di riposarsi prima di affrontare il pericoloso viaggio in mare. All'interno della Riserva sono stati censiti ben 208 specie di uccelli, molte delle quali in serio pericolo di estinzione. Tra di essi è possibile osservare Spatole (Platalea leucorodia), Fenicotteri (Phoenicopterus ruber), Aironi bianchi maggiori (Egretta alba), Volpoche (Tadorna tadorna), Avocette (Recurvirostra avocetta), Cavalieri d'Italia (Himantopus himantopus), Sgarze ciuffetto(Ardeola ralloides) e migliaia di anatre.
Non meno importante è il ruolo di salvaguardia che la riserva svolge sull'erpetofauna. Infatti all'interno della Riserva Naturale Orientata delle saline di Trapani e Paceco vive un' ampia diversità di Anfibi, tra cui annoveriamo il Rospo smeraldino (Bufo viridis) e il Discoglosso dipinto (Discoglossus pictus) nonché di rettili come la Lucertola campestre (Podarcis sicula), il Gongilo (Chalcides ocellatus) e la Podarcis wagleriana, specie endemica della Sicilia.
La vegetazione costiera e dei corsi d'acqua ospitano diverse specie vegetali di notevole interesse scientifico e conservazionistico. Tuttavia anche la flora e la vegetazione presenti a diretto contatto con i manufatti legati alla coltivazione del sale rivestono un enorme interesse.
A seconda del loro stato (attivo, abbandonate da pochi anni, abbandonate da un decennio) e dei settori considerati (fondo, margine interno, margine esterno, ecc.), nelle saline si possono osservare diverse specie che condividono i medesimi spazi e le medesime esigenze ecologiche. Per cui sarà possibile osservare piante succulente, vaste distese di salicornieti, splendide praterie costiere salmastre mediterranee dominate da erbe perenni (alofite) di grosse dimensioni che trovano il loro optimum sui suoli salati e salmastri come la Calendula (Calendula marittima) , nonché piante sommerse radicanti, tipiche delle acque salmastre litorali come i canneti ed i tamerici ed infine la splendida vegetazione delle piante psammofile (ossia amanti della sabbia) perfettamente adattate a vivere su depositi di sabbia come il Pancratium maritimum ed il Fungo di Malta.

 
Saline Mariastella

Tutto questo, unito all' opportunità di percorrere una rete di sentieri attraverso cui poter assistere alle varie fasi della lavorazione del sale ed alla creazione di apposito punti di osservazione per poter osservare gli uccelli nei loro ambiente naturale, rende la visita dell'area delle Saline di Trapani e Paceco un'esperienza unica, in cui osservare ambienti "spettacolari" ed animali e piante eccezionali.
Il tutto a pochi passi da una splendida città come Trapani in cui sarà possibile visitare lo spazio espositivo riguardante proprio la riserva delle Saline di Trapani e Paceco e l'isola della Colombaia.

In Italia le saline sono antichissime, tra le più importanti sono appunto quelle del trapanese e quelle di Cagliari, unitamente al altre sparse nei litorali italiani.

Si sa che quelle di Trapani, probabilmente impiantate dai Fenici, furono date per atto pubblico in gabella nel 1440. Le ricerche hanno dimostrato che le concessioni fatte dal Re Alfonso e Ferdinando di Aragona ai feudatari. come ricompensa dell'opera da essi prestata durante la pestilenza nel 1346, sono testimonianza di una coltivazione salinaria preesistente.

La Riserva, estesa circa 987 ettari, è stata istituita dalla Regione Siciliana nel 1995 ed è stata affidata in gestione al WWF Italia.

L'immensa distesa di acqua visibile da Erice, affacciandosi verso le Egadi, appare separata dolcemente da linee più scure che, creando geometrie particolari, regalano alle Saline un aspetto unico. La Riserva, istituita per salvaguardare una delle ultime zone della Sicilia Occidentale, con le sue peculiarità botaniche, la sua ricchezza faunistica, ed il suo patrimonio di storia e lavoro. tutela le Saline dalla minaccia purtroppo sempre incombente di una incontrollata espansione urbana ed industriale.

Ancora oggi alcune saline conservano i nomi dei proprietari che le impiantarono.

L'attività delle saline è un fatto non dissociabile dall'importanza e dalla funzionalità del contiguo porto di Trapani, in quanto attivo porto commerciale. La fama del sale trapanese raggiungeva tutti i porti ed i mercati del Mediterraneo in quanto Trapani era tappa obbligata per tutte le navi che transitavano lungo le coste occidentali ed orientali di tali mari.

 
Saline Nubia

Nell'opera De re metallica, Giorgio Agricola, mineralogista del secolo XVI, così iniziava a descrivere il metodo della estrazione del sale marino:
"Tutto essendo preparato e chiusa la comunicazione col mare, si apre la chiavica del serbatoio che contiene l'acqua marina pura e mista di acqua di pioggia o fiume e tosto i fossati della Salina si riempiono. Si apre quindi la prima catarrata che dà accesso all'acqua del fosso al primo bacino. Intanto che il sole la concentra, l'acqua depone le sostanze terrose. Allora si fa passare quell'acqua nel bacino seguente sino a che per l'ardore dei raggi del sole l'acqua si condensi di più e deponga il sale. Poco dopo s'apre la catarrata del bacino seguente. Quando le acque vi sono rimaste in un certo spazio di tempo, s'apre l'adito all'ultimo bacino nel quale finalmente tutta l'acqua si cambia in sale. I primi rimasti vuoti tornano a riempirsi e intanto si stacca il sale del bacino con dei rastrelli e si estrae con delle pale".

La descrizione breve e puntuale registra la tecnica che presiede alla produzione industriale: le acque del mare convogliate in opportune vasche subiscono concentrazioni successive sino a che, ad evaporazione inoltrata, il cloruro di sodio si cristallizza nel fondo delle vasche.

Il ciclo prevede operazioni diverse e successive, ampi luoghi fisici vengono messi in comunicazione in modo da consentire i passaggi alle acque indicati da Agricola. Poiché le sostanze contenute nell'acqua del mare erano molteplici (in primo luogo cloruri e solfati) operazioni e luoghi diversi erano necessari per giungere ad un prodotto abbastanza buono.

Il sistema delle Saline si basava dunque nello spostare l'acqua entro diverse vasche di canalizzazione. Nella prima serie di bacini le acque sono ancora fredde. Ogni vasca si chiama "Fredda"; comunicante con questa attraverso canalizzazioni munite di chiusa segue un secondo ordine di bacini, ancora ampi, ma meno profondi dei primi. Il loro nome è "Vasche di acqua cruda" o "Retrocalde".

Altre vasche seguono a queste, ancor meno profonde delle precedenti, ma in numero sempre maggiore. Sono collegate con le "Retrocalde" da una serie di canali muniti di chiusa, estesi in lunghezza, in modo da favorire le acque che, nel loro lento percorso vanno evaporandosi. Queste vasche vengono chiamate "Ruffiane" o "Messaggere".