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L’analisi del coach
Intervista a coach Tucci dopo gara due di Finale per la Promozione
(Brindisi – Trapani 79 – 74)
 

D: Coach Tucci, la prima domanda è d’obbligo: cosa è mancato a Trapani per vincere questo campionato?

R: Solo un pizzico di fortuna. Quando arrivi ad un solo canestro dalla promozione in Lega Due, dopo una stagione strepitosa (con il 100% delle vittorie casalinghe, un secondo posto strameritato nella fase regolare, un playoff in cui il bilancio è stato di 7 vittorie e 2 sconfitte, mentre la stessa Brindisi, promossa, ha chiuso con 6 vinte e 5 perse, infine una finale condotta per metà in trasferta davanti a 4000 persone), devi solo pensare che hai dato tutto, e che forse di più non ti era concesso di ottenere. Ricordiamoci da dove siamo partiti l’estate scorsa, con almeno cinque formazioni (e relativi budget) sulla carta ben più attrezzate di noi per il salto di categoria. Non abbiamo coronato il sogno di una città intera che ha sofferto fino all’ultimo, ma la ragione ci deve far sentire orgogliosi di un cammino fantastico.

D: A proposito della città, i quasi 100 tifosi giunti in quel di Brindisi hanno versato sincere lacrime di tristezza, ma tanti cori e abbracci di stima e ringraziamento a voi tutti…


R: E’ il ricordo più brutto e al contempo più bello che porterò stretti con me dopo questa stagione a Trapani. Alla rabbia personale per aver sfiorato, dopo aver meritato, nell’ottica dei playoff, per quanto espresso sul campo rispetto al gioco di Brindisi, la promozione, si è aggiunto il dolore per aver incrociato, nel cortile del Palasport, gli occhi dei nostri tifosi a fine partita. Tutti ci siamo stretti in un abbraccio per condividere un’emozione fortissima, segno di un legame umano che va al di là dei meriti sportivi. La città di Trapani, la sua gente, e il suo calore, occupano una parte del mio cuore, e non ci sono parole per descrivere quanto avremmo voluto regalare la Lega Due alla nostra società e ai trapanesi. Venezia e Brindisi ritornano in serie A rispettivamente dopo dodici e ventidue anni, se non sbaglio, ma presto, molto presto, sarà la volta di Trapani.

D: Brindisi ha avuto moltissimo dai suoi uomini più esperti, e nei momenti importanti. A loro va attribuito il merito di essersi fatti trovare pronti.

R: Non scopro niente di nuovo se affermo che Brindisi era la formazione più piena di esperienza (insieme a Venezia) di questo campionato, con Li Vecchi, Muro, Parente, Feliciangeli, Plateo, Prelazzi e Cardinali, che contano, nella loro carriera, decine di promozioni e quasi un centinaio di campionati complessivi disputati. Credo che il campionato di Brindisi abbia avuto tre svolte decisive, nelle quali possiamo trovare meriti ma anche molta, molta fortuna, come è normale che sia quando vinci in uno sport molto duro come è il basket. In primis, l’arrivo di Perdichizzi ha dato nuova linfa e motivazioni a giocatori che hanno sicuramente “svoltato” come atteggiamento e rendimento. In secondo piano, i tre fortunosissimi supplementari vinti: il primo in casa contro Siena (gara acciuffata per i capelli, e grazie alla prima delle molteplici bombe siderali di Muro), a Firenze (10 punti sotto ad un minuto dalla fine, i pugliesi hanno usufruito di otto tiri liberi consecutivi, più il successivo possesso di palla, grazie ad una serie di falli antisportivi ed espulsioni a catena comminati agli avversari, che avevano la vittoria in tasca, e poi in casa contro Latina (in gara cinque di semifinale, con Muro che ha “sparato” da otto metri un tiro improbabile e dopo aver subìto gli avversari per 39 minuti). Infine, l’inizio del terzo quarto della gara di ieri, quando Brindisi è stata brava a piazzare un break di 12-0 che ha ribaltato l’inerzia della gara. Questo senza considerare quanto è successo nell’intervallo di metà partita davanti alla porta dei due arbitri.

D: Ebbene, cosa è successo?

R: Ne parlo solo per dovere di cronaca, perché sono sicuro che nessun giornale pugliese, giustamente impegnato a tessere le lodi dei propri beniamini, ne farà alcuna menzione. L’aggressione verbale (e rabbiosa) da parte del coach brindisino nei confronti degli arbitri, protrattasi per parecchi minuti, è avvenuta sotto gli occhi di diverse persone (tra cui il sottoscritto), eppure al rientro in campo, invece che riprendere il gioco con due tiri liberi per Trapani e una rimessa laterale a favore (il fallo tecnico sarebbe stato, a mio modo di vedere, la minima sanzione da applicare, visti i toni e le parole rivolte), si è verificata solo una stretta di mano per placare gli animi…Eppure questo episodio lascia il tempo che trova (nonostante a fine gara il coach di casa si sia lasciato scappare la frase “io me lo posso permettere…”), perché Brindisi ha avuto quel guizzo in più che le ha consentito, nei minuti finali, di dare la zampata vincente. Ho fatto i complimenti al presidente Corlianò, e sono, da parte mia, estremamente sentiti, perché, vista anche l’amicizia con molti pugliesi (parecchi dei quali ho anche avuto la fortuna di allenare nei miei 15 anni di capo allenatore, cito solo Frascolla, Castellitto, Di Terlizzi, Totaro, Pavone e Delli Carri…), sono convinto che una piazza come Brindisi meriti ampiamente la serie A.

D: Nonostante le centinaia di rotoli di carta igienica e migliaia di coriandoli abbiano invaso il parquet, ritardando di diversi minuti l’inizio della gara…

R: Il pubblico di Brindisi è stato sempre carico, un pizzico intimidatorio, e “coreografico”, per così dire. Noi abbiamo ricevuto un “trattamento” che avevamo già sperimentato in campionato, e che è stato “riservato” a tutte le squadre ospiti. E’ nel gioco delle parti cercare di “gasare” i propri beniamini, e al contempo mettere paura agli avversari. In questa ottica, la mia formazione è stata in grado di giocare comunque una grande partita, con personalità, tecnica, ritmo e maturità da prima della classe, inizio di terzo quarto a parte.

D: Nelle due partite di finale contro Brindisi, Trapani si è aggiudicata ben sei quarti sugli otto disputati, ma non è bastato. Come mai?

R: L’esperienza degli avversari, ripeto, si è rivelata decisiva ai fini del risultato, unitamente ad alcuni episodi sui quali non vale la pena recriminare né tornare. Li Vecchi è stato “sontuoso” in gara uno a Trapani, Feliciangeli lo è stato in gara due. Plateo ha giocato minuti e palloni “scottanti” al Pala Ilio, non consentendoci di scappare nel punteggio, Parente si è caricato la squadra sulle spalle nei primissimi minuti del terzo quarto di gara due. Infine Muro ha usato tutto il suo immenso talento per realizzare i canestri più “pesanti” in entrambe le partite. Avercene, tanti giocatori così esperti…

D: Trapani ha avuto molto, nel doppio confronto con Brindisi, da Caprari e da Grappasonni, a sprazzi anche da Virgilio (che però ha perso 9 palloni in gara uno e l’ultimo di gara due), e poco dagli altri.

R: Questa è un’analisi troppo fredda che non condivido. La mia formazione si è espressa ai limiti delle proprie potenzialità. E’ evidente che i nostri tre uomini di esperienza sono usciti fuori, nei momenti più caldi, un po’ più degli altri, ma voglio sottolineare lo splendido campionato dei vari Antrops e Tessitore, la crescita di Gennari, Verri e Stijepovic, e il contributo di Camata, in tante partite decisivo. Promuovo tutti i miei atleti a pieni voti, e non per affetto o per diplomazia, bensì per meriti: per ciascuno di loro parlano i numeri, individuali e di squadra. Non dimentichiamo anche Max Reale, che ci ha condotto fin dove poi Grappasonni ne ha raccolto, egregiamente, la pesante eredità.

D: Qual è il futuro del Basket Trapani e di coach Tucci, a questo punto?

R: Oggi stesso è un po’ presto per parlarne, ma è altrettanto vero che al massimo tra una settimana si dovrà affrontare questo discorso, ci sono formazioni che hanno archiviato la loro stagione ormai un mese fa, e già fervono le trattative di mercato. Trapani dovrà ripartire, secondo il mio avviso, dalle lacrime dei suoi tifosi, dalle 4000 presenze dell’ultima gara casalinga, dalle 21 vittorie (il 100%) casalinghe (tra Coppa e campionato), dall’entusiasmo dei trapanesi intorno al primo sport cittadino, dalla finale per la Lega Due persa per due miseri punti, e dal gruppo splendido di lavoro che si è creato, dentro e fuori al campo. Personalmente, intanto mi sento di ringraziare il mio staff tecnico (primo tra tutti il mio assistente Priulla, e quindi Stabile, Tipa, Riggio e Cardillo), col quale abbiamo lavorato in perfetta sintonia grazie ad un lavoro giornaliero e ad una stima reciproca, l’intero staff organizzativo della prima squadra (Burgarella, Poma e Fanara, nonché le rispettive famiglie), che ha messo i giocatori nelle condizioni ideali per rendere al meglio e sentirsi veramente “a casa”, lo staff medico (nelle persone di De Caro, Cardonnet e Matraxia), sempre a disposizione di tutti, il presidente Magaddino che ha consentito una divisione dei ruoli senza per questo rinunciare ad un confronto costruttivo e continuo, l’intera dirigenza (Barbara, Favara e tutti gli altri) per la collaborazione a 360°, lo splendido pubblico col quale si è creato un legame affettivo importante, gli amici Danilo, Tore, Fabio e Nicola con cui si è instaurato un solido rapporto umano, e le persone della città che mi hanno dimostrato stima nonché, consentitemi, affetto spontaneo. E, in quel di Trapani, sono tanti i cuori che meritano un ideale abbraccio, come i suggestivi tramonti su mare e gli squisiti piatti locali. Non so ancora cosa mi riserverà il prossimo futuro professionale. Nei giorni a seguire sarò il primo a parlare di basket e a far sapere alla stampa le mie novità, come sempre senza strategie né segreti (a questo proposito ringrazio i media trapanesi, con cui ho avuto un colloquio sempre corretto e uno scambio “competente” di idee, e l’Ufficio Stampa della società e del sito internet, che hanno dato puntuale e trasparente spazio ai miei pensieri). Ora posso solo dire che ringrazio il basket per le emozioni, vere, umane, che mi regala ogni giorno, e che non vedo l’ora di riabbracciare la mia famiglia e il nuovo arrivato nipotino Alessandro (che non ho ancora visto): da giovedì ritornerò subito “in pista” con la Nazionale Under 22 Lnp.


 

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